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Previdenza: allarme pensioni per i giovani

Crescono, ma a rilento le adesioni degli italiani agli strumenti di previdenza complementare. Una traiettoria che mette seriamente a rischio la possibilità di trascorrere una vita dignitosa al momento del pensionamento e che impone di attrezzarsi in proprio.

Pubblicato il 27/05/2022
uomo impila monete con salvadanaio e calcolatrice

La crescita non si è mai fermata, ma gli italiani iscritti a forme di previdenza complementare continuano ad essere una minoranza. Questo nonostante le crescenti incertezze del quadro macro che dovrebbero suggerire di prevedere per tempo alla propria indipendenza economica quando si smetterà di lavorare. Una situazione che suggerisce alle autorità nazionali ed europee di prevedere una serie di riforme per evitare che i lavoratori quarantenni o cinquantenni di oggi si possano trovare in futuro con pensioni misere, intorno a poco più di metà dell’ultimo stipendio percepito.

I numeri della previdenza complementare

Secondo l’ultimo rapporto della Covip (l’autorità di vigilanza del settore), il 2021 si è chiuso con circa 8,8 milioni di italiani iscritti alla previdenza complementare, vale a dire il 33% dei partecipanti alla forza lavoro. A guidare il mercato sono i nuovi Pip (strumenti di matrice assicurativa), con 3,6 milioni di posizioni, che precedono di un soffio i fondi pensione negoziali (3,5 milioni), mentre sono più staccati i fondi aperti (1,7 milioni).

L’importo medio versato è di 2.740, con un iscritto su quattro che contribuisce con meno di mille euro all’anno. Dunque, non solo c’è un numero limitato di aderenti, ma anche tra questi ultimi le somme versate non sono certo sufficienti per immaginare una pensione dignitosa.

Lo studio della Consip segnala che la quota degli under 35 è del 22,7%, inferiore di circa un terzo a quella delle fasce di età centrali (35-54 anni). Quanto al genere, il tasso di partecipazione delle donne, 29,7%, è pari a quattro quinti di quello degli uomini (35,5%).

Proposte per il rilancio

La stessa autorità di vigilanza ha messo a punto una serie di proposte per accelerare la crescita delle adesioni, cominciando col contrastare un fenomeno che assume i contorni di una disparità crescente a svantaggio delle fasce di lavoratori potenzialmente più interessati dallo strumento.

Per la Covip l’attenzione del legislatore non dovrebbe concentrarsi sull’innalzamento del limite di deducibilità, considerando che solo i lavoratori delle fasce di reddito più elevate sono in grado di dedurre i contributi fino al limite massimo (5.164,57 euro annui). Piuttosto sarebbe meglio modulare gli incentivi in modo da stimolare soprattutto i lavoratori con carriere discontinue e redditi contenuti. Ad esempio, prevedendo un intervento diretto dello Stato a sostegno delle posizioni pensionistiche di determinate categorie, e in particolare delle fasce di età più giovani.

Oltre a prevedere limiti ai contributi deducibili non più su base annuale, bensì pluriennale, in modo da non penalizzare coloro che non sono in grado di destinare ogni anno alla previdenza complementare un flusso stabile di contributi e per altro verso incentivando l’adesione e la contribuzione di lavoratrici e lavoratori i cui redditi sono più volatili, come in molti casi del variegato panorama del lavoro autonomo.

In arrivo il passaporto europeo

Intanto è stato da poco approvato il Pepp (Pan-European Personal Pension product), un nuovo strumento di previdenza complementare introdotto dalla Commissione Ue, che gode del passaporto europeo, consentendo così di continuare a effettuare versamenti anche in caso di cambio di residenza in un altro Paese comunitario. Le strategie d’investimento sono orientate alla mitigazione del rischio, alle prospettive di valorizzazione nel medio-lungo periodo e all’adozione di strategie Esg (attente all’ambiente, all’inclusione sociale e alla governance).

I Pepp (è più corretto parlare al plurale, dato che sotto questo cappello rientrano prodotti differenti) prevedono un tetto ai costi dell’1% annuo, la protezione sul capitale investito, nonché della possibilità di cambiare fornitore ogni cinque anni.

Non è possibile alimentare il Pepp attraverso il versamento del Tfr, per cui strumento è aggiuntivo – e non alternativo - rispetto a quelli già esistenti. Affiancandosi ai fondi pensione aperti e negoziali e ai piani individuali pensionistici, secondo l’Ue i Pepp consentiranno di far crescere la previdenza complementare fino a 2.100 miliardi di euro, il triplo di oggi.

A cura di: Luigi dell'Olio

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