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Multe: quali sono le infrazioni più frequenti dei motociclisti?

Il rapporto ACI-Istat evidenzia che le tipologie di infrazioni più contestate ai centauri nel 2019 hanno riguardato la revisione periodica e l'assicurazione. Meno numerose, invece, le trasgressioni relative all'eccesso di velocità e all’uso del casco.

Pubblicato il 28/08/2020

Sono 47.610 le multe elevate a chi guida una moto durante il 2019. A dirlo è un’elaborazione sulla sicurezza stradale di ACI (Automobile Club d’Italia) e Istat, basata sui dati provenienti dalla Polizia Stradale: un dato importante messo in evidenza dal rapporto è che la maggior parte delle contravvenzioni contestate ai centauri non riguardano violazioni alle norme stradali, ma il mancato rispetto di obblighi burocratici.

Sono infatti 8.457 le multe staccate per inosservanza dell’articolo 80 del Codice della Strada, vale a dire l’obbligo di eseguire la revisione periodica, e 6.006 quelle per chi circolava senza documenti. Non sono poche neanche le 4.081 multe per guida senza patente o patente revocata; più contenuto, invece, il numero di sanzioni per il mancato uso del casco: sono state 3.675, un ammontare che però è in aumento del 5,3% su base annua.

Per quanto riguarda l’eccesso di velocità, si sono contate 3.270 contravvenzioni, 2.453 quelle per velocità non adeguata in relazione alle caratteristiche della strada e del traffico.

Molte anche le sanzioni per guida senza assicurazione

I motociclisti multati per aver circolato senza una polizza sono stati ben 6.927. In questo caso, la sanzione è particolarmente pesante: l’organo accertatore preleva il mezzo per trasportarlo e depositarlo in un luogo non soggetto a pubblico passaggio, mentre per il conducente è prevista una multa compresa tra gli 848 e i 3.396 euro.

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Ma quando è possibile contestare una multa?

Le situazioni più ricorrenti sono:

  • verbale incompleto o con errori in merito ai dati personali, a quelli della moto o al numero della targa;
  • notifica del verbale successiva ai 90 giorni;
  • doppia notifica per la stessa infrazione;
  • multa relativa al precedente proprietario;
  • mancata identificazione dell’autorità competente.

I casi appena riportati rappresentano la maggioranza delle circostanze che danno diritto a inoltrare un ricorso.

Per fare ricorso è possibile rivolgersi al Giudice di Pace, al Prefetto o all’ente che ha rilevato l’infrazione. In quest’ultimo caso si tratta di un ricorso in regime di autotutela, vale a dire una richiesta di annullamento della contravvenzione, una procedura da utilizzare nel caso di multe palesemente illegittime – ad esempio lo scambio di persona oppure l’errato rilevamento della targa.

Per quanto riguarda il ricorso davanti al Giudice di pace, la contestazione deve avvenire entro 30 giorni dal ricevimento della multa, presentando la domanda negli uffici territoriali oppure inviandola a mezzo raccomandata. Alla domanda si deve allegare il modulo della sanzione, la copia del proprio documento d’identità, la ricevuta di pagamento per il contributo unificato da 43 euro e una marca da bollo da 27 euro (due importi da versare per le multe di ammontare inferiore ai 1.100 euro).

Molto più economico il ricorso al Prefetto, da presentare entro 60 giorni dalla data di notifica della sanzione. In questo caso, infatti, non è previsto alcun pagamento: la contestazione deve essere scritta a mano, oppure digitalmente e firmata, per poi essere consegnata di persona negli uffici territoriali della Prefettura o inviata a mezzo raccomandata. Il Prefetto deve rispondere alla richiesta entro 120 giorni.

A cura di: Enrico Campanelli
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