Cambiamenti in vista per le polizze sulle calamità naturali
I fenomeni naturali estremi sono sempre più estremi e gli Stati faticano a coprire i danni economici derivanti dalle calamità. Così anche in Italia si fa strada la possibilità di introdurre polizze semi-obbligatorie per le imprese ubicate nei territori a maggior rischio.
Da eventi eccezionali a episodi che si verificano con una crescente frequenza e, oltre a creare morti e distruzioni, causano anche danni importanti a livello patrimoniale. Secondo quanto riportato nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore, da inizio anno le calamità naturali hanno pesato sulle assicurazioni per oltre 3 miliardi di euro, anche se i danni sono stati di gran lunga maggiori considerato che su molti capitoli cittadini e imprese italiani non sono coperti. In particolare, le sole grandinate di luglio del Nord Italia hanno provocato da sole perdite superiori ai 2,5 miliardi, pari a cinque volte i danni assicurati dell’alluvione in Romagna.
Eventi sempre più frequenti, come proteggersi
I dati sono stati calcolati dal quotidiano di Confindustria in riferimento ai conti diffusi nelle ultime settimane dalle compagnie di settore, relativamente ai primi nove mesi del 2023. Sono pertanto esclusi quelli dovuti alle forti piogge che hanno colpito l’Italia negli ultimi giorni, in particolare la Lombardia e la Toscana.
La sola Generali, secondo quanto dichiarato alla presentazione dell’ultima trimestrale, fin qui ha contabilizzato perdite legate a eventi naturali estremi per 840 milioni.
Un problema sempre più pressante a livello internazionale
La questione non riguarda solo il nostro Paese. “La frequenza e la gravità delle catastrofi naturali legate agli agenti atmosferici sono in aumento e l’Europa non fa eccezione”, si legge in un report realizzato da Munich Re. Lo studio si sofferma soprattutto sulle conseguenze del caldo estremo che ha colpito il Vecchio Continente, a dimostrazione del fatto che il cambiamento climatico sta già aggravando i rischi legati alle condizioni atmosferiche.
Munich Re segnala che dopo i quattro eventi estremi registrati nel 2021 e i cinque dello scorso anno, nei primi otto mesi del 2023 si è già arrivati a quota sette: i terremoti in Turchia e Siria a febbraio, le inondazioni in Italia a maggio, le tempeste in Germania a giugno, la tempesta che ha colpito la Penisola, nonché la Croazia a luglio, le inondazioni in Slovenia, Austria e Croazia ad agosto, le due tempeste di inizio e fine agosto nel Nord Europa.
La prospettiva di una polizza obbligatoria
Proprio la crescente frequenza degli eventi atmosferici estremi sta mettendo a dura prova la tenuta dei conti pubblici, già fiaccati dalla spesa all’inizio della stagione pandemica e da fattori strutturali come il progressivo invecchiamento della popolazione. Da qui i tentativi del legislatore di introdurre una polizza obbligatoria per gli edifici contro i danni derivanti da calamità naturali. Nel nostro Paese vige un sistema di intervento ex post: dopo un disastro di origine naturale, viene chiamato in causa lo Stato affinché intervenga per risarcire i danni subiti dai cittadini emanando una normativa ad hoc. Questo approccio, ispirato al principio di solidarietà sancito dalla Costituzione, che fatica sempre più a essere messo in pratica alla luce delle difficoltà che caratterizzano i conti pubblici. Così da noi le uniche coperture assicurative sono di tipo volontario, il che comporta costi elevati per i cittadini, mentre in altri Paesi vige l'obbligo di assicurarsi.
Secondo quanto emerso fin qui nel dibattito parlamentare, l’approdo potrebbe essere l’adozione di una polizza semi-obbligatoria, caratterizzata dal fatto che il premio viene calcolato sulla base di una tariffa fissata dallo Stato e modulato in funzione della tipologia di immobili. Inizialmente la misura partirebbe solo nei territori maggiormente esposti ai rischi, con un contributo pubblico per abbassare il costo del premio annuo da corrispondere alla compagnia assicurativa. Secondo le prime stime, quest’ultimo potrebbe oscillare da qualche decina di euro fino a oltre 100 all’anno per un trilocale. Somma tutt’altro che facile da “digerire”, soprattutto in una fase di rallentamento dell’economia e inflazione elevata come quello che stiamo vivendo.
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