Accise sui carburanti: aumenti per il diesel dal 1° gennaio 2026
Questa misura governativa elimina un vecchio vantaggio fiscale del diesel, favorendo entrate extra per lo Stato. Alla pompa, il gasolio ora costa di più, penalizzando non solo i privati, ma anche gli autotrasportatori, che consumano gran parte del prodotto e gli agricoltori.
Dal 1° gennaio 2026, in Italia hanno effetto le nuove accise sui carburanti, che equiparano la tassazione tra diesel e benzina, rendendo il gasolio più caro rispetto al passato recente.
In particolare, questa novità, introdotta dalla legge di bilancio 2026, prevede un incremento dell'accisa sul diesel di 4,05 centesimi di euro per litro, mentre quella sulla benzina diminuisce della stessa misura, portando entrambi i valori a 672,90 euro ogni mille litri. Considerando l'IVA al 22%, il rincaro netto sul diesel si attesta intorno ai 5 centesimi al litro, invertendo un trend decennale in cui il gasolio costava meno.
Gasolio: i motivi dell'aumento delle accise
L'allineamento fiscale elimina un vantaggio storico del diesel, introdotto anni fa per favorire settori come trasporti merci, agricoltura e riscaldamento. Il Governo ha deciso di anticipare di quattro anni un adeguamento graduale già previsto entro il 2030, con l'obiettivo di raccogliere entrate aggiuntive per circa 500-552 milioni di euro all'anno.
Questa scelta risponde a direttive europee che spingono per una tassazione più uniforme sui carburanti fossili, contribuendo a finanziare la manovra economica senza toccare altre voci di bilancio. I critici sottolineano, però, che la misura ignora le peculiarità del diesel, consumato principalmente da imprese e non solo da privati, esponendo l'economia a pressioni inflattive non trascurabili.
Impatto immediato sui prezzi alla pompa
Prima del 2026, i prezzi medi self-service erano di 1,671 euro al litro per la benzina e di 1,645 euro al litro per il diesel. Dal 1° gennaio, l'effetto delle accise si riflette pienamente: il diesel sale a 1,658-1,690 euro al litro nelle pompe delle compagnie petrolifere, superando la benzina che scende leggermente sotto 1,665 euro.
Le stazioni "bianche" o indipendenti, con margini più ridotti, assorbono parzialmente il rincaro, ma il divario persiste ovunque. Questo ribaltamento è già evidente nelle rilevazioni del Ministero della Transizione Ecologica del 5 gennaio, con il gasolio che per la prima volta in oltre un decennio diventa il carburante più tassato e costoso al dettaglio.
Accise sui carburanti: conseguenze per i consumatori privati
Per un automobilista medio, l'impatto è diretto e tangibile: un pieno da 50 litri di diesel costa ora 2-2,5 euro in più rispetto a fine 2025, pari a circa 80-90 euro annui per chi percorre 15.000 chilometri con un consumo di 7 litri ogni 100 chilometri.
Il parco circolante italiano, con oltre il 55% di veicoli diesel tra auto e furgoni, amplifica il disagio per famiglie e pendolari dipendenti dal gasolio. Al contrario, chi guida auto a benzina gode di un risparmio equivalente, ma resta una minoranza. Questa dinamica premia chi ha già scelto benzina, spingendo molti a rivalutare i propri hábitos di mobilità in un contesto di prezzi volatili legati al Brent.
Accise sui carburanti: effetti sulle imprese e sull'economia
Il colpo più duro arriva alle imprese. Il settore dell'autotrasporto, che assorbe il 70% del diesel consumato in Italia, affronta rincari del 2-3% sui costi operativi. Per una flotta media di 5 mezzi che percorrono 100.000 chilometri annui ciascuno, significa 200-300 euro extra al mese solo per il carburante. Agricoltori e allevatori vedono salire i costi per trattori e macchine agricole, aggravati dalla dipendenza dal gasolio per il riscaldamento serre e stalle.
Questi aumenti si trasferiscono inevitabilmente sui prezzi finali: alimentari, beni di prima necessità e trasporti pubblici potrebbero subire un ritocco dell'1-2%, con stime di Codacons che parlano di un impatto inflattivo dello 0,1-0,2% sull'indice generale dei prezzi al consumo. Associazioni di categoria protestano, chiedendo sgravi settoriali che il governo al momento esclude.
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