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Veicoli industriali: i pesanti corrono, i leggeri frenano

Rispetto allo scorso anno i veicoli industriali pesanti accelerano, mentre rallentano i mezzi leggeri. A rilevarlo è il Centro Studi e Statistiche Unrae, che ha effettuato una stima del mercato dei veicoli industriali per il mese di febbraio 2021 verso febbraio 2020.

Pubblicato il 12/03/2021

La forbice si allarga per il mercato dei veicoli industriali. I pesanti accelerano con una crescita delle immatricolazioni del 21,8%, mentre i veicoli leggeri rallentano con un calo pari al -16,1%. L’analisi è stata effettuata dal Centro Studi e Statistiche Unrae sulla base dei dati di immatricolazione forniti dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.

I veicoli con massa totale a terra superiore a 3,5 t presentano un balzo in avanti del 17,1% nel mese di febbraio 2021 rispetto allo stesso mese del 2020. Le unità immatricolate sono 2145 rispetto alle 1832 dello scorso anno. Segno più anche per i veicoli con massa a terra superiore a 16 t: l’aumento è pari al 21,8%. Nel mese di febbraio 2021 si contano 1833 unità immatricolate rispetto alle 1505 di febbraio 2020.

Per i veicoli con massa superiore a terra da tra 3,51 a 6 t il dato è in calo. La contrazione è pari a -16,1%. Nel mese di febbraio 2021 le unità immatricolate sono 52 rispetto alle 62 dello stesso periodo dello scorso anno. Per i veicoli con massa superiore da 6,01 a 15,99 t, la contrazione è pari a -1,9%. Le unità immatricolate a febbraio 2021 sono 260 rispetto alle 265 di febbraio 2020.

Il commento

“L’andamento dei dati di febbraio – commenta Paolo A. Starace, presidente della sezione Veicoli Industriali di Unrae – appare discordante rispetto all’andamento dell’economia reale, in quanto a una produzione industriale e una fiducia degli imprenditori asfittica, non corrisponde una flessione del mercato”.

L’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri sottolinea la volata del comparto dei veicoli pesanti e la sofferenza dei veicoli leggeri. Secondo l’Associazione delle Case automobilistiche estere che operano in Italia, il fenomeno è da ricondurre all’incremento della percentuale delle imprese medio-grandi rispetto a quelle piccole, che calano progressivamente.

“Questa evoluzione – osserva Starace – offre due possibili chiavi di lettura del mercato, anche in funzione di un auspicato quanto necessario sostegno economico più mirato e coerente con le reali esigenze del settore: da un lato l’aumento delle flotte, composte in maggioranza da veicoli pesanti che continuano ad investire nel rinnovo del parco con veicoli di ultima generazione, dotati di motorizzazioni più green e dispositivi di sicurezza più avanzati; dall’altro le aziende più piccole, che operano prevalentemente nel breve medio-raggio e sono condizionate nel cambiamento dai maggiori costi dei veicoli attuali e dalla maggiore durata d’impiego, nonché dal rischio di non poter contare su una committenza disposta a riconoscere tariffe adeguate agli investimenti”.

Richieste al governo

L’Unrae chiede al nuovo Governo di prevedere misure specifiche volte a un urgente, concreto e accelerato rinnovo del parco circolante a supporto dell’ambiente, della sicurezza e, non ultimo, dell’economia.

L’intero comparto automotive, inoltre, nei giorni scorsi ha rivolto una lettera al ministro dei Trasporti, Enrico Giovannini, per chiedere la proroga dei termini per l’entrata in vigore della nuova disciplina del Documento Unico (DU) di circolazione per le pratiche di immatricolazione e passaggio di proprietà dei veicoli, messa in agenda per il 31 marzo. L’incalzante richiesta scaturisce dal mancato inserimento nel Decreto Milleproroghe dell’emendamento che conteneva la proroga per la piena implementazione del DU.

Nella lettera le Associazioni sottolineano la complessità della situazione poiché, seppure in fase di progressivo consolidamento e nonostante il forte impegno delle Amministrazioni (Motorizzazione e ACI/PRA) e degli Sportelli Telematici dell’Automobilista, il sistema necessita ancora di diverse implementazioni informatiche e test di tenuta. A tutto ciò va aggiunto il contesto epidemiologico e di limitazioni nel quale tutti gli operatori continuano a lavorare.

Il comparto automotive auspica così che il Governo provveda ad inserire all'interno del primo provvedimento utile un opportuno e ragionevole nuovo termine, concedendo una proroga di almeno 6 mesi, che possa entrare in vigore prima del termine previsto del 31 marzo.

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A cura di: Tiziana Casciaro
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