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Polizze casa e catastrofi naturali. Si va verso l’obbligo?

La casa è il bene più caro per gli italiani, che tuttavia raramente si fanno carico di tutelarlo dagli imprevisti maggiori, quelli che potrebbero generare danni di una certa entità. Così si fa strada l'ipotesi di una polizza obbligatoria contro gli eventi catastrofali.

Pubblicato il 07/11/2022
casa allagata con mobili che galleggiano
Proposta di rendere obbligatorie le polizze casa

Meno del 5% delle abitazioni italiane è protetta da una polizza contro le catastrofali naturali. Questo dato sebbene il 75% degli immobili sia esposto a un rischio significativo in questo ambito. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’ANIA, che periodicamente torna a chiedere la polizza obbligatoria, segnalando da una parte i rischi ai quali è esposto il bene più importante per le famiglie italiane, dall’altra la difficoltà crescenti per i conti dello Stato, che difficilmente potrà intervenire in caso di danni gravi come spesso è invece accaduto nel passato in presenza di cataclismi.

Il mercato

Di positivo c’è che la sensibilità delle famiglie italiane è in crescita. A fine marzo risultavano attive 11,9 milioni di polizze legate al bene casa, vale a dire il 5,9% in più rispetto a un anno prima, con il progresso che arriva al 14,4% rispetto a quanto rilevato a marzo 2020. Il clima di fragilità generato dall’esperienza pandemica e il susseguirsi di eventi catastrofali hanno evidentemente suggerito maggiore attenzione a tanti. In particolare, all’incirca la metà (il 49% per la precisione) delle coperture in essere è relativo a polizze multirischio (in diminuzione di quasi cinque punti rispetto al primo trimestre dello scorso anno), il 39% a polizze che assicurano il solo rischio incendio (+5%), circa il 10% a polizze globale fabbricati, mentre lo 0,4% è relativo a polizze che coprono unicamente il rischio terremoto, senza la copertura del rischio incendio.

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Le tipologie contrattuali

Quanto alle tendenze emergenti, lo studio dell’ANIA segnala che negli ultimi mesi crescono soprattutto le polizze che coprono sia il rischio terremoto, sia quello legato ai danni da alluvione. Guardando invece alle somme assicurate, il 47% del patrimonio abitativo coperto è relativo a polizze globale fabbricati (essendo evidentemente le più rilevanti in termini di valore), il 33% a polizze multirischio e oltre il 19% a polizze monorischio.

A prescindere dalle coperture, nel momento di scegliere è importante che nel contratto venga indicato il valore che si vuole proteggere: se la polizza è a valore d’uso, il risarcimento sarà pari al valore che la cosa assicurata ha al momento del danno, tenuto conto del deprezzamento legato all’uso. Se invece la polizza è a valore a nuovo, l’indennizzo sarà pari al valore di riacquisto che la cosa assicurata ha al momento del danno, senza deprezzamento. Questo in linea generale, dato che solitamente nel contratto vengono inserite franchigie (cioè l’importo dedotto dall’eventuale risarcimento) e scoperti (percentuale di danno che resta a carico dell’assicurato), che comportano una partecipazione dell’assicurato alla copertura del rischio.

Svolta in vista?

“La nostra proposta è di allineare la legislazione italiana a quella di gran parte degli altri Paesi europei. Dotarci finalmente di uno schema assicurativo obbligatorio pubblico-privato contro le catastrofi naturali”, ha dichiarato in proposito Maria Bianca Farina, presidente dell’associazione delle imprese assicuratrici operanti in Italia. Che ha motivato così la posizione dell’ANIA: “L’obiettivo è stimolare la protezione sostenibile dei nostri cittadini e assicurare omogeneità di garanzie fra i Paesi europei”.

Una proposta che non trova d’accordo le associazioni dei consumatori. “Non è possibile obbligare i cittadini a stipulare polizze contro i cambiamenti climatici, anche e soprattutto in considerazione che la cura del territorio e gli interventi contro il dissesto idrogeologico sono a carico dello Stato, che deve garantire la sicurezza delle abitazioni private”, è la posizione di Consumerismo. “Un simile obbligo scaricherebbe sui consumatori le responsabilità dei danni derivanti dal clima”, si legge in una nota diffusa dall’associazione.

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A cura di: Luigi dell'Olio
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