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L’incertezza dei mercati penalizza le polizze vita

Una prudenza legata al momento più che l'avvio di un ciclo negativo. Possono essere letti così i dati che indicano una frenata della nuova produzione di polizze vita nel mercato italiano. Uno stop ampiamente atteso alla luce delle incognite che pesano sullo scenario macro.

Pubblicato il 10/05/2022
disegno con scritta insurance
Andamento mercato polizze vita

C’era da attenderselo. La debolezza che sta caratterizzando ormai da diverse settimane i mercati finanziari si ripercuote negativamente sul segmento delle polizze vita, spingendo al ribasso la nuova produzione.

Frenata in corso

Secondo le rilevazioni dell’associazione di categoria Ania, a marzo la nuova produzione vita si è attestata a 7,6 miliardi di euro, in linea con il mese precedente e in calo del 15,8% rispetto all’analogo mese del 2021. Va detto che aprile del 2021 era stato un mese eccezionale, con produzione per 9 miliardi in parte dovuta alla ripresa post-crisi pandemica, ma sta di fatto che assistere a un calo di quasi un sesto del mercato fa specie. Soprattutto se si considera che non siamo di fronte a un fatto isolato: infatti il primo trimestre del 2022 si è chiuso a quota 21,4 miliardi di euro, cioè l’11,5% in meno del periodo gennaio-marzo 2021.

L’andamento per settori

Tornando all’analisi mensile, a marzo la produzione di polizze di ramo I (quelle più tradizionali e quindi tendenzialmente meno rischiose) è risultata in calo dell’8% rispetto ad aprile 2021, ma per un valore di 4,8 miliardi di euro che è il più elevato dallo scorso maggio in avanti. Dell’importo totale, il 58% proviene da nuovi premi investiti in gestioni separate di prodotti multiramo (polizze combinazione di una componente di ramo I e di una di ramo III, cioè quelle a maggiore contenuto finanziario).

In aumento, dopo otto mesi consecutivi di variazione negativa, la raccolta dei nuovi premi di polizze di ramo V (+5,2% rispetto al mese di marzo 2021), cioè le assicurazioni finanziarie non dipendenti dalla vita umana, che prevedono il pagamento di un capitale alla scadenza del contratto. L’importo mensile è stato di 33 milioni, portando il bilancio trimestrale a 126 milioni.

La restante quota della nuova produzione vita, pari al 36% del totale, ha riguardato il ramo III (nella forma esclusiva unit-linked) per 2,7 miliardi di euro, in calo, per il secondo mese consecutivo, rispetto all’anno precedente (-27,0%).

Cosa attendersi dai mercati

Fin qui i numeri. Resta da capire cosa potrà accadere alle Borse da qui in avanti, elemento importante da considerare soprattutto in relazione alle polizze con un maggiore contenuto finanziario.

Dopo che i primi quattro mesi si sono chiusi con cali del 10% e anche oltre, la convinzione diffusa tra gli addetti ai lavori è che il mercato abbia già scontato uno scenario fortemente negativo sia in merito all’andamento dell’inflazione nei mesi a venire, sia per quel che concerne il conflitto in Ucraina.

Di conseguenza qualsiasi notizia positiva sarebbe una sorpresa positiva, con benefici per le quotazioni. Soprattutto per quei settori quotati che possono scaricare a valle l’aumento dei prezzi di approvvigionamento (su tutti il comparto del lusso) e quelli basati su tariffe (come le utility) che si adeguano al carovita. Senza dimenticare infrastrutture e immobiliare, tradizionalmente beneficiati da una situazione di prezzi al consumo al rialzo.

Per altro, lo scenario inflazionistico e la prospettiva che anche la Bce possa iniziare ad alzare i tassi prima del 2023 stanno favorendo la risalita dei rendimenti in campo obbligazionario. Questo da una parte penalizza chi ha già in portafoglio i bond, ma dall’altra crea opportunità di rendimento per chi li acquista oggi.

A cura di: Luigi dell'Olio
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