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Il mercato dei veicoli industriali chiude il 2020 in negativo

Il 2020 rappresenta un anno difficile e dagli effetti ancora incalcolabili per molti settori. Il mercato dei veicoli industriali chiude, infatti, l'anno con una perdita totale del 13,8% rispetto al 2019. Nel mese di dicembre tale comparto ha presentato un'ulteriore contrazione.

Pubblicato il 14/01/2021

Il 2020 è stato un anno poco felice su più fronti. Ad avere un forte impatto sull’economia è stata la pandemia da coronavirus, tuttora in corso. Molti i settori penalizzati dall’emergenza sanitaria. Nel mese di dicembre il mercato dei veicoli industriali ha presentato un ulteriore crollo del 6,1% rispetto allo stesso periodo del 2019.

A rivelarlo è il Centro Studi e Statistiche di Unrae, l’Associazione delle Case estere, in base ai dati di immatricolazione forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Dall’indagine viene fuori che il mercato dei veicoli industriali con massa totale a terra superiore alle 3,5t., a dicembre ha fatto registrare 2.045 unità immatricolate contro 2.177 di dicembre 2019. L’intero 2020 presenta un calo consolidato di -13,8% rispetto al 2019. Nel 2020 si contano in totale 20.370 immatricolazioni di veicoli industriali contro le 23.628.

Sul fronte dei veicoli pesanti, con massa totale a terra uguale o superiore alle 16 tonnellate, la perdita del mercato nel mese di dicembre è di –5,1% su dicembre 2019. In questo caso sono 1.670 le unità immatricolate, contro 1.759 dell’anno precedente. E anche per i veicoli pesanti, come per quelli industriali, il risultato è negativo: nel 2020 il calo totale è pari a –12,7% sullo stesso periodo del 2019. Le immatricolazioni nel 2020 sono 16.567 contro 18.985 dell’anno precedente.

Paolo A. Starace, presidente della Sezione Veicoli Industriali di Unrae, rileva “la straordinaria capacità di resilienza del settore anche in periodi difficili come quello attuale, mostrando un esito finale dell’anno migliore rispetto alle prospettive formulate nella scorsa primavera”.

Il mercato dei veicoli industriali del 2020 presenta perdite consecutive a due cifre da marzo a giugno, tra il 40% e il 63% su base mensile, seguite poi da recuperi tra il 23% e il 46% tra luglio e novembre, con la sola esclusione di ottobre (+1,2%).

Il mercato viene descritto da Starace come volatile e soggetto ad escursioni “con l’assenza di un sistema Paese che faciliti un rinnovo e un ampliamento programmabile del parco, e con la mancanza di politiche di sostegno e sviluppo capaci di superare davvero le ragioni per le quali l’autotrasporto merci italiano soffre da decenni di una debolezza crescente nei confronti della concorrenza estera”.

Le aspettative per il futuro

Il presidente della Sezione Veicoli Industriali di Unrae, mediante una nota, auspica un mercato in ripresa nel corso del 2021. “Sebbene grazie agli incentivi gli acquisti si stiano sempre più orientando verso motorizzazioni alternative, la loro offerta sul mercato rimane ancora limitata, indirizzando la scelta nei confronti di motorizzazioni tradizionali, anch’esse in linea con gli elevatissimi standard di sicurezza e sostenibilità ambientale. Dalle indicazioni del Ministero e della RAM SpA sappiamo, peraltro, che la prima categoria di veicoli a esaurire le risorse per investimenti disponibili nel 2020 è stata proprio quella degli Euro VI acquistati contro rottamazione. Considerate le dimensioni medio piccole della maggior parte delle imprese italiane di autotrasporto e l’impossibilità di ottenere dalla committenza una revisione delle tariffe di trasporto per l’impiego di veicoli elettrici e/o ibridi, gli acquisti di veicoli Diesel e LNG Euro VI rimangono l’unica alternativa economicamente sostenibile per i trasportatori italiani”, sottolinea.

La classe che ha più subito la crisi nel 2020, rispetto al 2019, è quella di massa tra le 3,5t e le 6t, che ha fatto registrare –21,2% su base annua. Parliamo di 751 veicoli immatricolati contro 953. Un dato che sorprende l’Associazione per l’incremento esponenziale dell’e-commerce: l’Unrae si aspettava, infatti, una minor contrazione della domanda. Si vede, allora, che la crescita delle nuove modalità di acquisto non è stata sufficiente a controbilanciare la perdita di carichi di trasporto legata alla chiusura quasi totale di interi settori merceologici, quali la ristorazione e il turistico alberghiero.

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A cura di: Tiziana Casciaro
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