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Il mercato dei veicoli commerciali decimato dal coronavirus

Pubblicato il 21/05/2020

Il mercato dei veicoli commerciali è stato duramente colpito dall’emergenza coronavirus. Il primo quadrimestre chiude in calo del 44%, con 27.167 immatricolazioni in meno. Il periodo più critico è stato quello di aprile 2020: dopo il -71% di marzo, aprile perde il 90% dei volumi rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

È quanto emerge dalle stime elaborate e diffuse dal Centro Studi e Statistiche Unrae. Il primo quadrimestre del 2020, dunque, registra 34.478 immatricolazioni. Lo scorso anno nello stesso periodo se ne contavano ben 61.645. Dallo studio è emerso anchemche i privati diminuiscono in linea con il mercato totale; un calo maggiore si registra, invece, per le società e il noleggio.

Cresce l'ibrido

Nei primi tre mesi del 2020 si registra una crescita dell’ibrido: si passa dallo 0,1% al 2,5%. Il diesel si attesta all’88,7% mentre scendono più del mercato totale tutte le altre alimentazioni. Sempre nel primo trimestre, a calare sono le emissioni medie di CO2 dei veicoli con ptt fino a 3,5t.

In base ai dati di immatricolazione forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, anche per il mese di aprile 2020 il Centro Studi e Statistiche di UNRAE, l’Associazione delle Case estere, ha elaborato una stima del mercato dei veicoli industriali con massa totale a terra superiore alle 3,5t. Dallo studio emerge una perdita di -58,4% rispetto all’aprile del 2019: parliamo di 990 unità immatricolate contro 2.379.

Il grido d'allarme

"I dati del mercato dei veicoli industriali portano segno negativo fin da gennaio 2019. Abbiamo seguito con attenzione l’andamento dei dati di immatricolazione – ha osservato Franco Fenoglio, Presidente della Sezione Veicoli industriali di UNRAE. - volevamo capire fino a che punto l’emergenza in corso potesse dare un vero e proprio colpo di grazia alla sofferenza di questo mercato, che non si è mai ripreso del tutto dalla crisi del 2008, arrivando con fatica, dopo dieci anni, a meno del 66% dei volumi fatti nel 2007. È un quadro desolante, in Italia abbiamo il parco più vecchio d’Europa con anzianità media di 13,6 anni su una media europea di 11,5. Il 58,5% dei veicoli è Ante Euro IV (401.000 veicoli), ben il 12,8% del parco è composto da veicoli Euro 0 (88.000 mezzi con oltre 27 anni di età)".

Fenoglio sottolinea la volontà delle aziende italiane di voler rinnovare le loro flotte in modo da poter essere più competitive e garantire al contempo efficienza sostenibilità e sicurezza come accade già per i concorrenti esteri “adeguatamente sostenuti dai loro governi, che ne riconoscono la funzione strategica”.

In merito ad una possibile ripresa, Unrae ha enunciato due scenari: il primo (best case) prevede una lenta ripresa delle attività produttive e commerciali nel mese di giugno, con il mercato dei veicoli industriali che recupera, fermandosi intorno ad un -30%; il secondo (worst case) prevede che le attività produttive e commerciali riprendano solo a settembre, nel qual caso l’impatto sul mercato sarà più pesante, portandolo ad una perdita che potrebbe aggirarsi sul 40% rispetto al 2019.

Le proposte

Aumento del credito di imposta dal 6% al 12% fino al 2025 con rimborso in un’unica soluzione; azzeramento o riduzione significativa delle tasse alle imprese per 12/24 mesi; prestiti a lungo termine senza interessi e maggiori garanzie bancarie alle imprese. Sono alcune delle proposte avanzate da Unrae per sostenere le imprese, tra cui quelle di autotrasporto.

Invocate anche l’istituzione di un fondo triennale per il rinnovo del parco circolante e la possibilità di acquisto di usato su usato. Sono diversi gli interventi richiesti per sostenere il mercato; tra questi anche il pagamento degli incentivi per investimenti non ancora erogati dal 2017.

“Le nostre Aziende di trasporto scontano l’inefficienza di un sistema Paese che non ha mai provveduto a definire una politica dei trasporti che indicasse e sostenesse economicamente le linee di uno sviluppo strategico del settore. Molte risorse pubbliche sono andate sprecate anziché essere concentrate in azioni necessarie ad un consolidamento strutturale del sistema italiano dei trasporti”.

“Mentre le istituzioni e gli esperti tentano di dare una dimensione e definire le conseguenze della pandemia di Covid19 – ha proseguito Fenoglio – noi prendiamo atto che negli ultimi dieci anni, come effetto delle condizioni del settore italiano dei trasporti e della conseguente delocalizzazione, abbiamo già perso il 30% delle nostre reti e un miliardo e mezzo di fatturato l’anno, mentre lo Stato ha perso 105 milioni di entrate fiscali l’anno. In questo scenario il settore dei trasporti ha visto scomparire 35.000 imprese e 135.000 addetti, pari a 13 volte il numero dei dipendenti dell’Alitalia”.

Per conoscere nei dettagli tutti i provvedimenti finora adottati per contrastare la crisi causata dal coronavirus, ti consigliamo la lettura della guida con tutte le ultime notizie sul Covid-19 a cura di Segugio.it.

A cura di: Tiziana Casciaro
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