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Cresce l'insurtech italiano, ma nel confronto europeo restiamo indietro

Finalmente l'insurtech decolla anche in Italia e si tratta indubbiamente di una notizia positiva per il nostro Paese, che pure nel confronto internazionale resta attardato. Anche se non mancano i segnali che fanno ben sperare per il futuro, anche prossimo.

Pubblicato il 11/01/2022
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Cresce l'insurtech italiano

Il giudizio dipende dalla prospettiva. L’anno che si è da poco concluso ha segnato il definitivo decollo in Italia dell’insurtech, vale a dire il settore delle startup che innovano il mercato assicurativo facendo leva sulle potenzialità della tecnologia per offrire procedure più rapide, conquistando così nuove schiere di consumatori, soprattutto tra i più giovani. Se tuttavia si fa il confronto con i Paesi vicini, restiamo ancora indietro.

I numeri

Secondo le rilevazioni di Italian Insurtech Association, il 2021 si è chiuso con investimenti nelle società del settore 280 milioni di euro contro i 50 milioni del 2020.

La metà del totale è arrivato solo nell’ultimo trimestre, il che lascia immaginare un trend destinato a durare anche nell’anno da poco iniziato. Tanto che gli analisti ritengono non così difficile arrivare quanto meno a quota mezzo miliardo di euro. Sempre che a livello macro non intervengano fattori imprevisti in grado di paralizzare lo sviluppo di questo e altri settori.

Focus sull’innovazione di prodotto

Gli investimenti in Insurtech realizzati in Italia hanno riguardato in primo luogo lo sviluppo dell’offerta di prodotti e servizi (40%), la distribuzione di polizze (25%), investimenti in tecnologie e piattaforme tech (25%) e da ultimo la gestione sinistri (10%).

Secondo quanto rilevato dall’Investment Index messo a punto dall’Iia insieme all’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano, il decollo dell’insurtech è dovuto non solo ai massicci investimenti nelle startup del settore da parte dei fondi specializzati, ma anche dal ruolo attivo svolto dalle compagnie tradizionali. Infatti, i grandi gruppi spesso investono nelle giovani aziende con idee promettenti per velocizzare i processi di innovazione rispetto a quanto sarebbero in grado di fare sviluppando in casa le iniziative. Questo perché le dimensioni sono un vantaggio in termini di economia di scala, ma spesso l’altra faccia della medaglia è costituita da processi più lenti.

Il confronto internazionale

Fin qui le notizie positive. Se tuttavia si confronta il mercato italiano con quello dei Paesi vicini emerge chiaramente il gap. La stima degli investimenti in insurtech in Francia per il 2021 è di 1,3 miliardi di euro, mentre per Gran Bretagna e Germania siamo oltre il miliardo e mezzo. Per non parlare di Stati Uniti e Cina, che sono i mercati più avanzati su questo versante. Da noi solo di recente si sono affacciati investitori specializzati e questo penalizza sia chi ha buone idee ed è a caccia di capitali, sia la competitività del sistema-Italia nel suo insieme. Per altro, sostengono le ricerche di settore, il mercato è ancora poco dinamico, soprattutto alla luce della concentrazione degli investimenti nelle mani di pochi attori.

Per migliorare la situazione, l’esempio dei mercati più avanzati può aiutare. Altrove un ruolo decisivo lo giocano spesso i fondi messi a disposizione da istituzioni pubbliche o comunque a partecipazione pubblica nel capitale. Oltre alla creazione dei cosiddetti ecosistemi, vale a dire contesti nei quali capitali, competenze e finanza si incontrano dando vita a un circuito virtuoso. Che può prosperare se si riesce a snellire la burocrazia.

A cura di: Luigi dell'Olio
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