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Casa smart: i device intelligenti sono ancora poco sicuri

Smart tv, telecamere, serrature, caldaie, sistemi di illuminazione e quelli di allarme sono di grande aiuto nella gestione della nostra casa, ma non sono ancora del tutto sicuri. Secondo una ricerca europea sono esposti agli hacker e peccano in termini di privacy perché poco criptati.

Pubblicato il 09/09/2021
Casa smart, rendere sicura la propria abitazione

La tecnologia è sempre più pervasiva nella nostra vita quotidiana, ma non del tutto esente da problemi. Non sono tutte leggende le notizie che circolano sui furti di identità effettuati via telematica, sulle ripetute invasioni della privacy, su chi rimane al buio perché non riesce a governare i sistemi intelligenti o i sistemi di allarme delle abitazioni talvolta fuori controllo. Insomma, come emerso dal progetto ‘Hackable home’, condotto in 4 Paesi europei e realizzato in Italia da Altroconsumo, i dispositivi intelligenti installati oggi in una casa smart sono ancora poco sicuri.

La comodità non fa rima con privacy e sicurezza

La nostra vita quotidiana, grazie all’intelligenza artificiale, è diventata sicuramente molto più confortevole del recente passato: smart tv, telecamere, serrature, caldaie controllate da remoto, sistemi di illuminazione e di allarme – tra gli altri dispositivi high tech – sono sempre più comuni nelle nostre abitazioni. Oltre che comodi, sono dispositivi anche pratici perché facilmente gestibili da remoto tramite il nostro smartphone.

Tuttavia, questa loro funzionalità ‘avanzata’ non toglie i rischi, in materia di privacy e sicurezza, che gli utenti corrono. Infatti, come confermano i risultati della ricerca, in molti casi questi device intelligenti mostrano ancora un’ampia vulnerabilità nel loro utilizzo.

Nel progetto Hackable Home (promosso dalle organizzazioni europee raggruppate in Euroconsumers), con il supporto di ricercatori universitari esperti di cybersecurity, che si sono calati nei panni di veri e propri hacker, sono state testate la sicurezza e l'affidabilità di 16 dispositivi intelligenti ad uso domestico (tra questi: sistemi di allarme, router WiFi, baby monitori smart TV) delle principali marche presenti sul mercato dei quattro Paesi coinvolti: Belgio, Spagna, Portogallo e Italia. Dopo un analogo test condotto nel 2018, i risultati della recente ricerca non sono sostanzialmente cambiati.

Lo studio ha fatto emergere falle di sicurezza di vario tipo ancora nella maggior parte dei device che usiamo in casa: su 16 è risultato che 10 hanno una comunicazione non criptata, o almeno non adeguatamente, che protegga la privacy e la sicurezza dei dati personali. Si tratta di una vulnerabilità etichettata ‘altamente grave’ o ‘critica’.

In particolare, tra i numerosi punti deboli evidenziati, i più diffusi e anche i più rischiosi sono: la “de autenticazione Wifi” che consente a hacker esperti di disconnettere il dispositivo disattivando internet, la possibilità di esporre a violazioni i dati sensibili degli utenti (per problemi dell’hardware) e le impostazioni di fabbrica non sicure, specialmente, per la violabilità delle password preimpostate.

Internet of things, una grande opportunità

Non c’è dubbio che l’Internet of Things sia una grande opportunità ma, perché sia tale, c’è bisogno che abbia maggiore affidabilità, soprattutto rispetto alla casa che, per definizione, deve essere il nostro luogo più sicuro.

Le famiglie, a dispetto dei ‘mali di gioventù’ che dimostra ancora la tecnologia, hanno comunque già l’opportunità di stipulare un'assicurazione sulla casa contro eventuali sinistri o inconvenienti che potrebbero insorgere nella sua gestione: dai problemi all’impianto elettrico ai possibili allagamenti, dalla perdita delle chiavi dell’abitazione alle conseguenze di un’effrazione.

Avere stipulato una polizza di copertura significa, infatti, che nel contratto con la compagnia assicuratrice venga previsto l’invio di professionisti come l’elettricista, il fabbro o l’idraulico.

A cura di: Fernando Mancini
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