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Auto Ue: a maggio decollano le vendite

Nonostante le vendite di auto in Europa in maggio siano cresciute del 53,4 per cento, il mercato non ha ancora recuperato i livelli registrati prima della pandemia. Buona tenuta del mercato italiano grazie agli incentivi stanziati anche per i modelli tradizionali a basse emissioni.

Pubblicato il 29/06/2021
Andamento delle immatricolazioni di nuove auto in Europa

Le vendite di nuove auto in Europa hanno ripreso a correre, anche se il loro trend non permette ancora al mercato di riagguantare i livelli registrati prima della pandemia. A maggio, infatti, le immatricolazioni di autovetture nel continente sono aumentate del 53,4% rispetto allo scorso anno a 891.665 unità, ma rispetto allo stesso mese del 2019 (quando ne erano state vendute 1,2 milioni di unità) il ritardo è ancora pesante (-25,7%).

I quattro principali mercati Ue hanno registrato forti aumenti, con la Spagna che ha messo a segno l'aumento maggiore (+177,8%), mettendo in fila nell’ordine Francia (+46,4%), Italia (+43%) e Germania (+37,2%).

+29,5% le immatricolazioni rispetto al 2020

Su un terreno positivo anche il saldo dei primi cinque mesi, con la domanda di nuove auto cresciuta nell’Unione europea del 29,5% per raggiungere 4,3 milioni di unità complessive. I forti cali nei primi due mesi del 2021, segnala l’Associazione dei produttori di auto europei (ACEA), sono stati prontamente controbilanciati dai rialzi registrati in marzo, aprile e maggio.

Ciascuno dei quattro principali mercati ha registrato aumenti percentuali a doppia cifra nel periodo gennaio-maggio, con l’Italia che guida la classifica (+62,8%) e mette in fila rispettivamente Francia (+50,1%), Spagna (+40,0%) e la Germania (+12,8%).

Perché la migliore performance è dell’Italia

La risposta dell’automobilista italiano alla crisi è stata dunque tra le migliori viste fin qui in Europa: se da una parte è stata sicuramente agevolata dagli incentivi alla rottamazione delle vecchie vetture a favore di quelle con una motorizzazione più sostenibile, dall’altra è stata favorita anche da un mercato assicurativo più conveniente.

Infatti, secondo i più recenti dati dell’IVASS, il prezzo medio effettivo pagato per l'assicurazione auto nel primo trimestre di quest’anno è diminuito del 6,3% annuo a soli 367 euro. Nel frattempo, il differenziale di premio tra Napoli e Aosta si è ulteriormente avvicinato (-5% a 211 euro) a segnalare un trend al ribasso più diffuso rispetto al passato.

La difficile transizione verso l’elettrico

I contagi da Covid-19 sotto controllo e la migliorata economia Ue non bastano a cancellare l’allarme rosso lanciato dagli analisti: le prospettive del mercato automobilistico dei prossimi mesi – dicono - sono delicate.

La pandemia ha colto il settore nella fase iniziale della transizione verso l’elettrico, con la conseguenza che cresce l’interesse verso le vetture green (che beneficiano di incentivi), ma i risultati delle vendite di auto sono fortemente condizionati dagli acquisti di modelli tradizionali, che quindi hanno un ruolo fondamentale nel sostenere i bilanci dei produttori e porli in condizione di continuare a investire nell’elettrico.

Non a caso, osservano in Promotor, tra i 5 maggiori mercati Ue quello che, nel confronto con il 2019, accusa la contrazione più contenuta è proprio il mercato italiano (-19,3% nei primi cinque mesi) in cui, molto saggiamente, nella seconda parte del 2020 e nei primi mesi di quest’anno, accanto a incentivi molto generosi per le soluzioni elettriche, sono state adottate agevolazioni anche per sostenere gli acquisti di vetture con alimentazioni tradizionali, ma con emissioni contenute entro la soglia dei 135 gr/km di CO2. Sono infatti decisamente più pesanti le perdite accusate da Francia (-22,7%), Germania (-27,1%) e Spagna (-35,9%).

Inserire nuovi incentivi nel Decreto Sostegni-bis

Il nostro Paese è dunque messo meglio degli altri principali partner europei ma, lamenta Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, gli incentivi per le auto con alimentazioni tradizionali con basse emissioni inquinanti avrebbero dovuto durare per l’intero primo semestre e invece si sono esauriti l’8 aprile e, in mancanza di un loro rinnovo, è lecito prevedere un crollo delle immatricolazioni che striderà fortemente con il quadro economico generale. Secondo l’istituzione occorre, in sede di conversione in legge del Decreto Sostegni-bis, introdurre nuovi incentivi per l’acquisto di auto tradizionali con basse emissioni.

A cura di: Fernando Mancini
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