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Auto: l’Europa a due velocità nei punti di ricarica

L’Associazione dei produttori di auto europea lamenta che l’Europa viaggi a due velocità nella costruzione di infrastrutture per le auto elettriche: i Paesi più ricchi sono in vantaggio, mentre quelli poveri arrancano. L’Italia è al quarto posto, ma molto distante da Olanda, Francia e Germania.

Pubblicato il 06/07/2021
L'Ue viaggia a due velocità nella costruzione di punti di ricarica per auto elettriche

L’Europa corre verso la mobilità elettrica a due velocità, rischiando di fallire gli obiettivi che si è prefissata per raggiungere la mobilità sostenibile. È quanto osserva l’ACEA, tornata a lamentarsi del quadro completamente squilibrato che c’è per quanto riguarda la diffusione dei punti di ricarica per le auto elettriche.

Oggi, infatti, ci sono Paesi che hanno una rete infrastrutturale già ben ramificata e altri che sono in ritardo. L’Associazione dei produttori di auto europea sottolinea che, per rispettare il target fissato per ridurre le emissioni di CO2 del 37,5%, sono necessari almeno tre milioni di punti di ricarica entro il 2030 contro i soli 225mila oggi presenti sul territorio.

La leadership di Olanda, Francia e Germania

Una lettera spedita all’Ue a inizio anno, e firmata congiuntamente dalla Ong ambientalista Transport & Environment, dall’associazione europea dei consumatori Beuc e dall’ACEA, chiariva i ritardi già accumulati dal sistema e, di riflesso, chiedeva di rivedere gli standard delle emissioni di CO2 e un maggiore impegno sul fronte delle infrastrutture, con un obiettivo minimo di un milione di colonnine di ricarica entro il 2024.

Il 14 luglio Bruxelles presenterà le nuove proposte in materia ma, osserva l’associazione, gli squilibri ci sono e sono forti: il 70% delle stazioni di ricarica è infatti concentrato in soli tre Paesi occidentali (Olanda 66.665, Francia 45.751 e Germania 44.538).

L’Italia è solo quarta, a distanza

Messi insieme questi Paesi (Olanda, Francia e Germania) ‘coprono’ appena il 23% della superficie totale dell'Ue, mentre il restante 30% delle infrastrutture è sparso nel restante 77% della regione.

Per sottolineare ulteriormente quanto sia asimmetrica la rete dei punti carica-batterie, l’ACEA porta l’esempio della Romania che, seppur grande circa sei volte l’Olanda, conta solo 493 punti di ricarica, ovvero lo 0,2% del totale dell'Ue, che si contrappone con il 29,7% dell’Olanda, il 20,4% della Francia e il 19,9% della Germania.

L’Italia con il 5,8% si piazza al quarto posto distaccata, ma sta recuperando posizioni grazie alla crescente domanda di auto elettriche e ibride alimentata dagli incentivi.

Un mercato con molte potenzialità

Nel 2020 in Italia sono state vendute 32mila vetture elettriche, il 2,3% del totale, ma tra incentivi all’acquisto (ancora allo studio) e altre agevolazioni riconosciute a chi compra una vettura eco-sostenibile è facile immaginare che questo segmento di mercato abbia un margine di crescita enorme.

D’altronde, oltre che nei costi di gestione e di utilizzo, comprando una vettura green si può risparmiare anche nell'assicurazione auto perché – con la minore autonomia e l’assenza di elementi infiammabili – il mezzo espone l’automobilista a minori rischi. Nel complesso una polizza RC per un’auto ibrida o elettrica oggi può risultare inferiore del 30-40% rispetto a quella chiesta per un’auto con motore termico.

I ritardi dei Paesi più poveri

L’ACEA ha rilevato che la doppia velocità con sui si sviluppa l'infrastruttura è caratterizzata anche dal differente passo degli Stati più ricchi dell'Europa occidentale e quelli con un PIL più basso nell'Europa orientale, centrale e meridionale.

Paesi con una massa territoriale considerevole ma con un PIL più basso, come Polonia (0,8% dei punti di ricarica Ue) e la Spagna (3,3%), sono lasciati indietro. Ne sono la prova, secondo l’associazione, sia l’enorme divario che c’è tra la Germania (al terzo posto), e l’Italia (al quarto posto) e sia il brusco crollo che c’è da lì in poi. Un divario che, secondo l’ACEA, è improbabile che potrà essere colmato negli anni a venire senza un’azione incisiva.

Mentre la Commissione Ue si prepara a rivedere la direttiva sulle infrastrutture per i combustibili alternativi il 14 luglio, ACEA chiede quindi obiettivi vincolanti - non solo per i punti di ricarica per le auto elettriche, ma anche per le stazioni di idrogeno per le auto a celle a combustibile - per ciascuno Stato membro dell'Ue. La scelta di chi vuole acquistare un'auto elettrica o a celle, ha affermato il direttore generale di ACEA, Eric-Mark Huitema, dipende dall'avere o meno un'infrastruttura di ricarica o rifornimento affidabile, che sia a casa, al lavoro e in viaggio. È quindi giunto il momento – ha esortato Huitema – che i Governi accelerino la corsa verso una mobilità più verde.

A cura di: Fernando Mancini
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