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Acea: chiede impegni vincolanti per infrastrutture green

L’Acea è favorevole a obiettivi di riduzione di CO2 più ambiziosi per le auto nel 2030, ma che questi siano supportati da impegni vincolanti da parte dei Governi per le infrastrutture di ricarica. Per questo i produttori chiedono che Bruxelles intervenga sui singoli Stati.

Pubblicato il 09/04/2021
Richieste maggiori infrastrutture per ricarica delle auto elettriche in Europa

Per una svolta green del mercato dell’auto europeo è necessario l’impegno di tutte le parti interessate e, in particolare, del mondo politico. A chiederlo concordi sono i CEO dei produttori automobilistici raggruppati nell’Acea che, nell’ambito del loro recente consiglio di amministrazione, hanno detto chiaramente di puntare su un’accelerazione delle infrastrutture nell’area.

L'industria automobilistica dell'Ue, riporta in particolare una nota, è aperta ad obiettivi di riduzione di CO2 più ambiziosi per le auto nel 2030, a condizione che siano direttamente collegati agli impegni vincolanti degli Stati membri nell’implementare i punti di ricarica e le stazioni di idrogeno necessari.

Un’auto su dieci vendute è elettrica

In sostanza, l’Acea chiede che l'imminente revisione del regolamento sul CO2 per le autovetture e i furgoni si basi su rigorosi obiettivi di implementazione delle infrastrutture a livello di Unione europea, fissati come parte della revisione della legge sull'infrastruttura per i combustibili alternativi (AFID).

A fare il punto della situazione è stato Oliver Zipse, numero uno dell’Associazione, secondo cui gli enormi investimenti del settore in veicoli a propulsione alternativa stanno dando i loro frutti. In effetti, lo scorso anno quasi un'auto su 10 immatricolata nell'UE era elettricamente ricaricabile. Ma la crescita di questo segmento deve essere ulteriormente aiutata.

Collegamento tra obiettivo CO2 e target punti di ricarica

La svolta verso un mercato automobilistico più sostenibile può essere sostenuta solo se i Governi inizieranno a fare investimenti coordinati nelle infrastrutture. Questo, ha sottolineato quindi Zipse, è il motivo per cui qualsiasi nuovo obiettivo di CO2 per il 2030 per le auto deve essere subordinato a un corrispondente aumento delle infrastrutture ad hoc per le vetture di nuova generazione.

In concreto, come riporta la nota ufficiale dell’Associazione dei produttori, questo significa che dovrebbe esserci un collegamento tra l'obiettivo di CO2 da un lato e obiettivi nazionali vincolanti e applicabili per i punti di ricarica e le stazioni di rifornimento dall'altro.

Nuovo quadro giuridico per la ricarica 'privata'

Per ridurre l'impronta di carbonio della nostra flotta di veicoli dobbiamo utilizzare tutte le tecnologie di trasmissione che sono a disposizione. Lo ha affermato lo stesso Zipse, secondo cui per l'adozione dei veicoli elettrici si applica una logica semplice: il numero di punti di ricarica e stazioni di idrogeno che gli Stati membri dell'UE si impegnano effettivamente a implementare nell'ambito dell'AFID determinerà quale sia un obiettivo realistico di CO2 per il 2030.

Inoltre, ha aggiunto, gli Stati membri dell'UE dovrebbero implementare un quadro giuridico per la rapida implementazione dell'infrastruttura di ricarica privata a casa e nei luoghi di lavoro.

La Commissione Ue intervenga sui singoli Stati

Le case automobilistiche rimangono pienamente impegnate nella mobilità a emissioni zero e stanno portando la tecnologia richiesta sul mercato a un ritmo molto elevato. Ma questo non può essere un obbligo unilaterale. Il successo dell'obiettivo generale di ridurre le emissioni di CO2 del settore dei trasporti dipende fondamentalmente dall'avere la giusta infrastruttura.

L’Acea fa quindi affidamento sulla Commissione per stabilire il collegamento necessario tra gli obiettivi del settore e quelli degli Stati membri. Secondo l’Associazione sono necessari almeno tre milioni di punti di ricarica entro il 2030 per rispettare il target fissato da Bruxelles (-37,5% CO2), contro i 225mila attuali.

Nell’attesa che il mondo politico acceleri sul fronte delle infrastrutture, gli italiani guardano con crescente attenzione alle vetture elettriche per diversi motivi: il loro costo si sta facendo più abbordabile, la loro gestione è meno onerosa delle auto a trazione tradizionale e – grazie alla tecnologia – sono diventate più sicure.

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A cura di: Fernando Mancini
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