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Dieselgate, ora anche Mercedes nello scandalo

Pubblicato il 27/06/2018

Non sembra avere fine lo scandalo delle emissioni conosciuto come dieselgate, che dopo un periodo di silenzio adesso coinvolge anche un’altra Casa automobilistica di prestigio.

La KBA, l'Autorità tedesca dei trasporti, ha puntato il dito contro il costruttore Daimler (Mercedes-Smart), che avrebbe equipaggiato i propri diesel Euro 6 di dispositivi non conformi al regolamento per l'abbattimento delle emissioni di ossidi di azoto (NOx). Su oltre 700 mila mezzi Mercedes sarebbero stati adottati 5 defeat device illeciti, software installati sulle centraline dei motori che rilevano quando la vettura viene sottoposta a un ciclo di test per l'omologazione, riducendo le sue performance per limitare l’immissione in atmosfera di NOx. Nell'utilizzo su strada questo software si disattiva, facendo sì che la quattroruote proponga le prestazioni originali senza limitare la quantità di inquinanti.

Tre i modelli da richiamare in officina

L’accusa mossa dal Governo tedesco nei confronti di Mercedes ha portato una prima decisione di richiamare 238 mila veicoli del marchio nella sola Germania. Si tratta dei motori a gasolio che rispondono alla sigla OM 642 e OM 651, entrambi dotati di tecnologia BlueTech, che nello specifico coinvolgono i modelli Mercedes Classe C220d, GLC 220d e Vito119CDI.

La Casa tedesca si difende sostenendo che non sussiste alcun illecito perché il software lavorerebbe sulla gestione del motore e dei dispositivi di controlli ausiliari delle emissioni, intervenendo dunque solo per proteggere il propulsore e non per coprire i dati reali sulle emissioni. Tuttavia, il produttore ha deciso comunque di collaborare con le Autorità nella massima trasparenza, pur essendosi dichiarato contrario a estendere il richiamo al resto d’Europa (in tutto 774 mila veicoli). 

Volkswagen i primi ad essere coinvolti

La vicenda dieselgate è iniziata a settembre del 2015, quando il costruttore venne accusato dall’EPA (Environmental Protection Agency), l'agenzia federale americana che certifica i consumi. Gli esemplari coinvolti sono quelli prodotti dal 2009 al 2015 con il propulsore EA189 che rispettano le normative Euro 4 e Euro 5 e appartengono ai brand Volkswagen, Audi, Seat e Skoda. Per queste vetture si è dimostrato nella guida su strada che le emissioni reali superavano fino a quaranta volte i valori dichiarati.

Le proteste dei consumatori italiani

Novantamila clienti del Gruppo hanno deciso di aderire alla class action promossa da Altroconsumo per ottenere dalla Casa tedesca un risarcimento. L’azione ha avuto il via libera a giugno del 2017 grazie al consenso dato dalla quarta sezione civile della Corte d’Appello di Venezia, che ha accertato la fondatezza delle ragioni dell’Associazione. A dare forza al ricorso ci sono le pronunce avvenute negli Stati Uniti, dove l’ammissione di colpa di Volkswagen ha portato un risarcimento tra i 5 e i 10 mila euro per ogni veicolo alterato. L’azione è volta a chiedere un rimborso pari al 15% del costo di acquisto della vettura, una percentuale quantificata a seguito della perdita di valore dell’auto e del disagio subito dall’automobilista.

I richiami non sembrano aver risolto la questione

Il problema, di cui abbiamo parlato anche nella news “Dieselgate, problemi sui veicoli dopo l’aggiornamento del software”, riguarda le lamentele di un numero cospicuo di proprietari, che dopo l'aggiornamento del software hanno riscontrato diversi malfunzionamenti sulle loro vetture. La conferma arriva da Altroconsumo, che ha riportato i risultati di un sondaggio condotto su oltre diecimila clienti europei (3.849 italiani, 2.952 belgi, 1.859 portoghesi e 1.924 spagnoli). Il 45% dei proprietari ha notato malfunzionamenti del veicolo dopo l'intervento in officina, quali l’aumento dei consumi (55%), la perdita di potenza (52%), il funzionamento del motore più ruvido (37%) e le segnalazioni di errore nel computer di bordo (15%). Le riparazioni meccaniche hanno interessato nel 34% dei casi la valvola EGR, nel 23% gli iniettori e nel 22% il filtro antiparticolato. 

Tuttavia, non mancano testimonianze che invece hanno appurato la validità degli aggiornamenti. Si parla dei test eseguiti dal Touring Club Svizzero, che ha riportato i risultati delle prove effettuate su tre Audi A4 2.0 TDI e su una Volkswagen Golf con cambio manuale (anch’essa duemila di cilindrata), tutte equipaggiate con uno dei motori diesel incriminati. Questi esami indicano chiaramente che la potenza non è diminuita e che i nuovi parametri della centralina rispettano le prescrizioni sui gas di scarico imposte dalla normativa di riferimento.

A cura di: Paola Campanelli
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