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I danni coperti dall’RC Auto

Pubblicato il 28/10/2017

L’obbligo di assicurare un veicolo a due o quattro ruote è stato imposto per legge a partire dal 1969.

Si tratta della cosiddetta responsabilità civile autoveicoli (RCA o RC Auto), una copertura che permette ai guidatori di garantirsi dai rischi derivanti da eventuali danni cagionati a persone o cose a seguito della circolazione dei veicoli a motore.

L’RC Auto è una garanzia che non rimborsa il danno patito dall’assicurato, ma risarcisce in sostituzione del danneggiante: dunque la responsabilità civile – o RC Auto/Moto – tutela l’assicurato-autore del sinistro nei limiti previsti da un massimale (ad oggi 1,22 milioni di euro per danni alle cose e 6,070 per quelli alle persone).

Essendo obbligatoria, sono previste delle sanzioni amministrative per coloro che non assicurano il mezzo. Come anticipato nella guida "Cosa accade se si circola con l'assicurazione scaduta?", le Forze dell’Ordine possono comminare una multa compresa tra gli 849 e i 3.396 euro, oltre al sequestro del veicolo. L’importo da versare può essere ridotto del 25% se il premio viene regolarmente pagato nei quindici giorni successivi alla scadenza stabilita dall’articolo 1901 secondo comma, oppure qualora si provveda entro trenta giorni dalla contestazione della violazione alla demolizione dell’auto o della moto.

Dal 2007 esiste l’opzione per il danneggiato di avvalersi del cosiddetto risarcimento diretto. Si tratta di una prassi che permette di ottenere la somma direttamente dalla propria assicurazione, la quale in seguito si rivarrà sull’impresa di chi ha causato il sinistro.

Una volta liquidato il danno, l’autore del sinistro vedrà peggiorare la propria classe di merito, con una sicura maggiorazione del premio da versare annualmente. L’RC Auto/Moto copre anche i danni causati ai soggetti trasportati: per la tutela del conducente deve essere inserita una apposita garanzia, con un conseguente aumento della tariffa base.

Quando l’assicurazione non copre i danni? Pur stipulando una regolare polizza, ci sono dei casi in cui la compagnia non è tenuta a liquidare il danno. Una circostanza ovvia è quella dell’automobile rimasta senza copertura assicurativa oltre il sedicesimo giorno dalla scadenza del contratto, una situazione che fa cadere tutti i diritti nei confronti dell’agenzia.

Ci sono tuttavia episodi meno conosciuti che sollevano l’assicurazione da tale obbligo, tutti previsti dal Codice Civile e legati al comportamento assunto dal sottoscrittore prima o dopo il sinistro.

L’indennizzo non spetta per i danni dolosi, cagionati volontariamente dall’assicurato con il fine, ad esempio, di trarre un guadagno dall’evento negativo, oppure nei casi di lesioni fisiche subite dal conducente colpevole. In più se un incidente stradale si verifica tra parenti fino al terzo grado, l’assicurazione copre solo i danni alle persone – una regola che opera solo se i parenti sono conviventi o a carico.

Esistono anche delle ipotesi di rivalsa, in cui la compagnia risarcisce normalmente il danneggiato per poi rifarsi sul danneggiante assicurato. Un esempio sono i danni causati dalla guida in stato di ebbrezza (o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti), dall’auto sottoposta a fermo amministrativo e dalla conduzione del mezzo con la patente scaduta. In quest’ultimo caso alcune assicurazioni rinunciano alla rivalsa se la validità della licenza è cessata da meno di dodici mesi, a condizione che venga rinnovata entro quarantacinque giorni dal sinistro.

Ricordiamo che l’assicurato che ha subito un danno deve segnalare il fatto alla propria assicurazione entro tre giorni dal verificarsi del sinistro: l’inadempimento di questo obbligo può comportare una riduzione o la perdita totale del diritto al risarcimento.

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A cura di: Paola Campanelli
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