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Superbollo, dall’ACI la proposta di abolirlo

Pubblicato il 21/10/2017

Torniamo a parlare della tassa di proprietà sulle auto più potenti, un argomento che continua a far discutere gli automobilisti italiani. È di questi giorni l’appello del presidente dell’ACI (Automobile Club d’Italia), Angelo Sticchi Damiani, che ha chiesto di abolire il superbollo a partire dal 2018.

Si tratta in realtà di una sovrattassa che fa lievitare in modo considerevole l'importo base dell’imposta per le vetture con più di 185 Kilowatt (ovvero 251,5 cavalli). Per ogni kilowatt che supera tale soglia si incorre in un aumento di 20 euro sul bollo. Tuttavia è prevista una riduzione graduale con l’invecchiamento del veicolo: 12 euro, 6 euro e 3 euro, rispettivamente allo scadere dei 5, 10 e 15 anni di età dall’immatricolazione, mentre nessun importo si deve al compimento del 20° anno.

“È necessario eliminare il superbollo”, commenta il massimo esponente dell’ACI, “perché non deve essere penalizzato un comparto su cui l’Italia ha delle eccellenze come Ferrari, Maserati e Lamborghini. Infatti, questa misura non ha portato i risultati attesi dal Governo, ma anzi ha avuto un gettito inferiore alle attese”. I numeri dicono che lo Stato ha incassato appena un terzo del previsto: la stima dell’esecutivo era di circa 168 milioni di euro l’anno mentre i reali introiti sono stati di 60 milioni di euro. Questa disparità è dà attribuire al fatto che il superbollo ha allontanato gli acquirenti dalle auto più performanti, la cui esportazione è cresciuta del 115%.

Sticchi Damiani ribadisce anche la necessità di abolire la normale imposta sulle auto ultraventennali, ripristinata dal Governo a partire dal 2015. “Bisogna riordinare il bollo per le vetture ultraventennali veramente storiche”, spiega il presidente, “che ogni anno aumentano di circa mille unità. Vanno tutelate solo queste, esentandole dal pagamento del bollo auto anche perché tutte le altre circolanti ogni giorno sono inquinanti, poco sicure e dannose per l’ambiente”.

In tema di bollo, è attualmente allo studio un cambiamento per il calcolo della tassa. La proposta al Senato parla del cosiddetto bollo ambientale, vale a dire una tassa più leggera per le vetture nuove e meno inquinanti che invece penalizza quelle immatricolate da più anni e con maggiori emissioni.

Se il nuovo bollo entrasse nella prossima finanziaria, diventerebbe sicuramente una spinta importante per il rinnovo del parco auto italiano – considerato tra i più vecchi d’Europa. Nell’articolo "Mantenere l’auto oggi costa meno" abbiamo evidenziato che quasi il 54% delle vetture che viaggiano sulle strade sono immatricolate da più di 10 anni, con le Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 che rappresentano il 25,3% del totale.

Non tutti a Montecitorio sono favorevoli a questa nuova proposta. Il parlamentare Tosi sostituirebbe il bollo con un’accisa sui carburanti – una alternativa già riportata nella news "Bollo auto, dal Parlamento la nuova proposta di abolizione" – che renderebbe la tassa impossibile da non pagare. In questo modo si risolverebbe anche il problema dell’evasione, quantificata in circa 500 milioni di euro, e in più taglierebbero i costi dell’intera struttura di riscossione impegnata sul suo recupero.

C’è da dire che il bollo non è l’unica spesa sull’auto che si tende ad evadere. Il problema riguarda anche l’assicurazione, con circa 2,9 milioni di quattroruote che circolano senza una regolare copertura. Un'ulteriore discesa delle tariffe RC Auto potrebbe aiutare ad arginare il fenomeno: in attesa dell’attuazione del Ddl concorrenza, ci si può affidare a Segugio.it, il portale che individua la polizza assicurativa più economica sul mercato.  

Per la tassa di proprietà è invece bene ricordare che si prescrive dopo tre anni. A stabilirlo è stata una recente sentenza della Cassazione – analizzata anche in "Bollo moto, solo 3 anni per contestare il pagamento" – che fa cadere il precedente periodo che lo quantificava in 10 anni. Dunque va considerata illegittima una cartella di pagamento notificata dopo questo termine, con i 36 mesi che sono calcolati a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento dell’imposta fa riferimento. Ad esempio, per il bollo non versato nel 2014, la prescrizione scatta il 31 dicembre del 2017, rendendo impugnabili dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale le notifiche recapitate dopo quest’ultima data. Tuttavia, il mancato ricorso entro 60 giorni rende la cartella esecutiva.

A cura di: Paola Campanelli
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