Divieto di sosta, può applicarsi il reato penale?

15/12/2016

Oggi restiamo in tema di incidenti stradali dopo aver parlato ieri delle due città più pericolose: Roma e Milano.

La sosta in doppia fila resta una delle violazioni più commesse dagli automobilisti residenti in Italia e più sanzionate dalle Forze dell’Ordine. La situazione riguarda soprattutto le grandi città, dove trovare un parcheggio risulta più difficile.

Il Codice della Strada prevede all’articolo 158 comma 2 che la sosta di un mezzo in seconda fila è sempre vietata, “salvo che si tratti di veicoli a due ruote, due ciclomotori a due ruote o due motocicli”. Inoltre il comma 5 del medesimo capo stabilisce che “chiunque viola le disposizioni del comma 1 e delle lettere d), g) e h) del comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 40 a euro 163 per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e da euro 84 a euro 335 per i restanti veicoli.”

Tuttavia posteggiare in doppia fila potrebbe portare all’applicazione di un illecito civile o penale. Il monito arriva da alcune sentenze della Corte di Cassazione, in cui gli automobilisti sono stati puniti oltre la misura della semplice sanzione amministrativa.

Il tribunale supremo ha infatti considerato il parcheggio selvaggio come reato di violenza privata, di cui all’articolo 610 del codice penale, che si manifesta ogni volta che la condotta dell’agente sia idonea a produrre una coazione personale del soggetto passivo, privandolo della libertà di determinarsi e di agire in piena autonomia.

Secondo questo principio la Cassazione di Taranto – con la sentenza n. 2006/2014 – ha confermato la condanna di un condomino che aveva lasciato la propria vettura di fronte al box auto di proprietà di un terzo inquilino. L’automobilista distratto, con il suo comportamento, aveva impedito per due giorni al proprietario del garage di poter uscire con la propria auto, limitando quindi l’utilizzo della proprietà privata.

Più grave invece l’illecito del provvedimento adottato dalla Corte di Cassazione con la sentenza numero 42498 del 2010. L’ordinanza ha sentenziato la condanna di un automobilista per il reato di omicidio colposo, in quanto la sua vettura in doppia fila venne considerata principale responsabile di un sinistro mortale. La dinamica dell’incidente ha infatti confermato il nesso tra l’auto in questione e un motociclista che sopraggiungeva sullo stesso tratto di strada.

Per quanto riguarda la sola sanzione pecuniaria ricordiamo che può essere rateizzata da parte di tutti quei soggetti che si trovano in condizioni economiche disagiate. L’articolo 202 bis del Codice della Strada consente tale trattamento a condizione che l’automobilista sia in possesso di un reddito massimo di 10.628,16 euro e che l’importo del verbale ammonti a una cifra non inferiore ai 200 euro. La dilazione può essere attuata anche al divieto di sosta per auto o altri veicoli a quattro ruote, poiché la sanzione può arrivare fino a 335 euro e il verbale potrebbe contenere ulteriori sanzioni per altre tipologie di violazioni.

Se il trasgressore convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito sarà costituito dalla somma degli introiti di ciascuno dei componenti della famiglia. In tal caso il limite precedente viene elevato di 1.032,91 euro per ogni soggetto facente parte del nucleo domestico.

Dal punto di vista temporale la richiesta di pagamento a rate deve essere presentata entro 30 giorni dall’infrazione. Gli organi a cui rivolgersi sono il Prefetto (se il verbale è stato elevato dalla Polizia di Stato, dai Carabinieri o dalla Guardia di Finanza) o il Sindaco (se l’ammenda è stata inflitta dalla polizia municipale).

Il piano di rateizzazione delle multe prevede che la singola rata non possa avere un ammontare inferiore ai 100 euro. L’autorità competente, una volta presentata l’istanza, avrà 90 giorni di tempo per accogliere il provvedimento o rigettare della domanda.

A cura di: Paola Campanelli

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