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Reversibilità

Con il termine Reversibilità si vuole indicare quella clausola contrattuale presente nelle polizze del ramo vita che prevede il fatto che, in caso di decesso dell’assicurato, la prestazione erogata sotto forma di capitale unico o di rendita vitalizia venga attribuita a uno o più beneficiari, designati al momento della sottoscrizione.

Sulla base della clausola di reversibilità, dunque, la rendita che in precedenza veniva erogata al contraente, in seguito alla morte di quest’ultimo viene erogata al beneficiario. Presupposto di base affinché possa avvenire il passaggio di titolarità del diritto alla rendita è che il premio sia stato regolarmente versato dal contraente, durante lo scorrere del tempo connaturato alla polizza.

La percentuale di reversibilità può variare dal 50 al 100% del capitale, con una crescita in multipli di 10. All’interno delle polizze vita, le compagnie di assicurazioni statuiscono regole più o meno variabili ma indicanti i medesimi aspetti di:

  • rateazione dell’importo erogato a titolo di rendita, che può essere inteso da mensile a annuale, passando per le formule bimestrali, trimestrali e semestrali intermedie,
  • invalidità permanente, che contempla la perdita di autosufficienza dell’aderente e prevede il raddoppio della rendita percepita,
  • indicazione del/dei beneficiario/i che devono essere descritti in modo da poter procedere con la loro identificazione.

Si precisa che il raddoppio della rendita nei casi di invalidità permanente sopraggiunta è legato alla cd. copertura LTC, una speciale garanzia attivabile a tutela di questa peculiare circostanza.

Alcune variabili potrebbero influenzare l’importo della reversibilità della rendita, così come l’ammontare del premio da versare. Tali dati incidenti sul contratto riguardano l’età e il sesso del beneficiario.

In particolare, più giovane è il beneficiario, più basso sarà l’importo della rendita, in relazione ad una maggiore durata della vita dello stesso; anche in casi di parità di età le donne percepiscono una rendita più bassa perché statisticamente vivono più degli uomini.

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