Multe ricevute per errore della targa: cosa fare?

19/05/2017

Vedersi recapitare una contravvenzione è sempre una cosa poco piacevole per un automobilista, soprattutto quando ingiustificata perché non c’è stata alcuna violazione del Codice della Strada.

Può succedere ad esempio che l'automobilista rilevi dal verbale di essere sanzionato per un divieto di sosta in una città in cui non è mai stato o in cui non poteva trovarsi nel giorno indicato. Ricordiamo che una situazione del genere può avere conseguenze per l’ignaro proprietario ben più gravi della semplice ammenda, come già anticipato nella news "Divieto di sosta, può applicarsi il reato penale?". 

Diverse sono le ragioni per spiegare una simile circostanza: la targa infatti potrebbe essere stata clonata, dunque riprodotta illecitamente e applicata a un’altra vettura, o semplicemente modificata dal reale trasgressore con del nastro isolante nero.

Tuttavia, l’anomalia può ricondursi anche a un semplice errore dell’organo accertatore. La contravvenzione rilevata viene infatti inserita da un operatore in un terminale che effettuerà una lettura telematica negli archivi della Motorizzazione Civile e del PRA, Pubblico Registro Automobilistico, per verificare l’intestatario della carta di circolazione. Proprio in questo passaggio potrebbe essere registrato un dato errato della targa, visto che non è previsto un controllo sulla corrispondenza con la tipologia del veicolo. Questo meccanismo consente dunque di notificare il verbale a un automobilista diverso da chi ha realmente commesso l’infrazione.  

In tutti i casi citati basta presentare un ricorso in autotutela all’organo accertatore, vale a dire una richiesta di annullamento della contravvenzione da inviare tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. L’automobilista deve far presente di non essersi mai trovato in quel luogo e a quella determinata ora, integrando la dichiarazione con un’eventuale prova testimoniale riportata per iscritto (con copia del documento di identità del testimone) e con la fotocopia della carta di circolazione del mezzo.

Solitamente la dichiarazione del testimone può non bastare ma è un motivo in più per le Forze dell’Ordine per avviare i controlli sulla regolarità della contravvenzione, confrontando il modello del veicolo multato sull’avviso originario.

L’autotutela non interrompe i termini per fare ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace. Se la risposta dell’organo è nulla (o negativa) e scadono rispettivamente i 60 o i 30 giorni dalla notifica della multa, il guidatore non potrà più opporsi.

Esistono anche dei casi diversi in cui il ricorso non è necessario. Un esempio è ciò che è capitato a un automobilista romagnolo, che si è visto recapitare una multa di 845 euro perché sorpreso dall’autovelox a viaggiare a una velocità di 262 chilometri orari. È bastata infatti una semplice chiamata del guidatore al comando della Polizia Provinciale, che ha constatato l’impossibilità del mezzo di raggiungere una velocità così elevata.

In questo caso le Forze dell’Ordine hanno accertato l’errore dell’apparecchio di rilevazione, che ha sommato la velocità di quella vettura e di un’altra presente in quel momento sulla strada. Quest’ultima situazione mette l’accento sull’affidabilità degli autovelox, motivo per cui è sempre bene visionare il fotogramma in cui potrebbe essere presente un altro veicolo non troppo distante da quello ingiustamente sanzionato. Questo, arrivando per primo, viene mirato dal dispositivo che durante la rilevazione viene disturbato dal mezzo più veloce – e con andatura oltre il limite consentito – della corsia accanto, facendo scattare la segnalazione.

Ricordiamo che in termini di tutela e di sicurezza è bene sempre disporre di un'adeguata copertura assicurativa. Su Segugio.it è possibile trovare la formula più adatta a ogni profilo di guidatore e veicolo e risparmiare una bella somma sul premio RC Auto.

A cura di: Paola Campanelli

Parole chiave: multe, ricorso, targa
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